Il Muro

venerdì, ottobre 21, 2011 - Pubblicato da Dan Angelo alle 12:05

Nero.
Vuoto e Nero.

Si sentivano dei passi che arrivavano ritmicamente come gocce nel silenzio, decisi quanto lo sbattere delle dure suola delle scarpe contro il pavimento. Un faro si accese ed illuminò quella figura che continuava ad avanzare imperterrito.
Era un uomo a torso nudo che portava con se una grossa mazza. I muscoli erano tesi, si potevano vedere chiaramente le vene gonfie e il peso della mazza posata su una spalla. Lui andava avanti con lo stesso ritmo, senza accelerare nè rallentare. L'ultimo passo fu più corto e di colpo si fermò. Con entrambe le mani prese la mazza e la poggiò a terra con un greve tonfo.

Un altro faro improvvisamente illuminò davanti a lui e comparve dall'oscurità un muro. Un muro fragile quanto spesso, mattoni che incastrati l'uno con l'altro si erano imposti di fronte a lui.

Si fermò a guardarlo per un po di secondi.
Lentamente spostò i capelli con una mano.

I muscoli si fecero ancora più tesi, i denti morsero le labbra e le ruvide mani strinsero saldamente il manico della mazza. Tutta la forza di quell'uomo ora si scagliava contro quel muro, il primo colpo andò a segno senza timore. Il rumore dell'impatto fece tremare tutto intorno. Subito dopo aver preso un respiro e partì un'altra mazzata verso il muro e così continuamente, violentemente senza sosta. Il sudore scendeva dalla fronte giù su tutto il corpo di quell'uomo che scagliava tutta la sua tenacia verso quel muro.Tutto era scandito dal fiato pesante e dal rumore del ferro contro i mattoni.

Sbam.
A un certo punto fece breccia nel muro inerme. E da quel primo foro veniva della tenue luce solare, viva a differenza di quella dei fari.
Egli posò per un attimo la mazza e ci si poggiò sopra per riprendere fiato. Poi avvicinando la faccia contro quel buco, scrutò in silenzio quello che c'era al di là di quel mucchio di mattoni. Da quel viso teso dallo sforzo ne nacque un tenero e sereno sorriso.

Si asciugò il sudore della fronte con l'avambraccio e ricominciò a picchiare più forte di prima.
Sbam.Sbam.
Sbam..

Prigionieri

mercoledì, settembre 21, 2011 - Pubblicato da Dan Angelo alle 08:21


Schiavi e prigionieri
di paure e ossessioni
legati dalle possessioni
ombra delle luci di ieri.

Apparenza la libertà
stagnante è l'immobilità.

Silenziosamente sibilo sentenza
sugli strascichi di sanguinanti
sussisistenze.

Sono stanco
sono stufo.
Siete liberi voi
di farvi prigionieri.

Perdono, ma.
Non voi, ma io
indico e scelgo
i miei sentieri.

"Proverò a parlare di me...

domenica, giugno 05, 2011 - Pubblicato da Dan Angelo alle 16:58
...A presentarmi con parole mie. L 'ho fatto tante volte quando ero a scuola.Ognuno di noi a turno doveva mettersi di fronte alla nuova classe e presentarsi. Era una cosa che odiavo. O meglio, più che odiarla non ne vedevo il senso. Che potevo saperne io di me stesso? Ero proprio io quel personaggio che riuscivo a percepire con la mia coscienza? Proprio come quando uno non riconosce la propria voce incisa su un registratore, mi chiedevo sempre se l'immagine che percepivo di me stesso non fosse un'immagine distorta che mi ero fabbricato su misura. Ogni volta che ero costretto a presentarmi, mi alzavo in piedi con una sensazione di disagio. Mi sembrava di essere un truffatore. Per questa ragione cercavo sempre di dire solo fatti oggettivi, evitando interpretazioni o commenti: ho un cane , mi piace nuotare, non mi piace il formaggio eccetera. Malgrado ciò provavo lo stesso la sensazione di star parlando dei fatti immaginari di una persona immaginaria. Anche quando ascoltavo gli altri, mi sembrava che parlassero tutti di qualcuno che non erano loro.Tutti vivevano respirando l'aria irreale di un mondo irreale. "

Filo spinato

martedì, aprile 19, 2011 - Pubblicato da Dan Angelo alle 17:10

"Libertà l'ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato." Il suonatore Jones, Fabrizio De Andrè


Ferro, ferro ovunque. Ferro era la panchina, ferro erano i pali della luce, ferro erano le transenne, ferro erano le sbarre delle porte e ferro erano le recinzioni. Vicino, ma lontano era quel verde albero al di là dei confini. Fortuna c'è il sole che baciava me e anche l'albero, lui non si degnava di negarsi a nessuno, lui. Ma crudeli erano le nuvole feconde di pioggia che si mettevano fra me e il calore dei raggi. Bastava poco per rendere grigio tutto, grigio più che mai diventava il cupo asfalto specchio dell'intristito stato d'animo. Anime perse nel limbo del giudizio tra telecamere sull'attenti, in attesa di compiacere la divina istituzione per ottenere quel briciolo di libertà.
E' obbligo chiedere il permesso per toccare quell'albero al di là.

Il filo dell'apparenza

giovedì, aprile 07, 2011 - Pubblicato da Dan Angelo alle 23:38

Esco fuori dal tunnel del divertimento.
Apparenze appaganti, da sentimenti
tirati fuori dal corpo esplicati
per marchiare
profondità segnate sulla sabbia.

Superfici fragili come cristallo trasparente.

Anime legggere dallo scheletro inesistente,
sorrisi lucenti di nera carta e metallo sporco
lontani dalle soleggiate mete delle verdi colline.