Era più facile

giovedì, maggio 13, 2010 - Pubblicato da Dan Angelo alle 00:54
"E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tantomeno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato." [Jonathan Safran Foer - Molto forte, incredibilmente vicino]


Nella vita ci sono cose per le quali vale la pena di lottare fino in fondo. Tu ne vali la pena.
Ci devo pensare un pò su. Convincimi.

Magari capire.

Un po' lo sono

lunedì, maggio 10, 2010 - Pubblicato da Dan Angelo alle 20:59

OrientamentoFunzione dominanteFunzione d'appoggioFunzione terzaFunzione inferioreTendenza
IntroversoSensazioneSentimentoPensieroIntuizionePercettiva



Il tipo introverso sensazione è una sorta di spugna umana. Assorbe la realtà che lo circonda. Quando incontra qualcuno o qualcosa è in grado di percepire un numero sorprendente di dati e di sfumature. Visto dall’esterno, questo tipo può sembrare poco coinvolto con quello che avviene intorno a lui. In realtà sta assorbendo tutte le informazioni che i suoi cinque sensi sono in grado di fornirgli. Può essere difficile per chi gli sta intorno capire questo suo processo di assimilazione della realtà. Le sue reazioni esterne possono essere lente ma quelle interne sono invece profonde ed intense. È generalmente una persona tranquilla e gentile. È molto concreta e di poche parole. Tende a essere molto modesta, a volte in maniera anche eccessiva: può correre il rischio di sottovalutarsi. È comunque una persona che non si vanta di quello che fa. Dei 16 tipi, è quello meno presuntuoso di tutti. Dato che la sua funzione di appoggio è il sentimento, è sensibile alle persone, alle loro reazioni e situazioni. È anche molto sensibile alle sofferenze altrui. Come tutti gli introversi tende a essere molto riservato. Si confida soltanto con poche persone pur avendo una buona capacità di stabilire un rapporto con gli altri. La sua funzione inferiore è l’intuizione. Non è pertanto portato a grandi slanci della fantasia e non cerca di elaborare una visione strategica quando affronta un compito o una situazione. Può venire colto di sorpresa da eventi che avrebbe anche potuto prevedere. Non è particolarmente interessato ad imporre una sua visione o organizzazione delle cose. Preferisce seguire la via della flessibilità e dell’adattamento. Con le persone è tollerante e comprensivo. È leale e ha difficoltà a stare in ambienti dove c’è poca armonia. Non è una persona critica ed è difficile che parli male di qualcuno. Attribuisce una grande importanza alla vita familiare. La sua concretezza lo porta a semplificarsi la vita e ad apprezzare la bellezza delle cose semplici. Ama la natura e gli animali. Sul piano lavorativo può essere particolarmente a suo agio in posizioni che comportano un contatto con le persone. Può essere attratto da lavori con una componente sociale. È capace di una notevole dedizione in campo professionale.

Consapevolezza

domenica, maggio 09, 2010 - Pubblicato da Dan Angelo alle 12:56

Fate l'amore non, fate la guerra / dicono gli hippy dall'inghilterra /
sta scritto sui muri e sui cartelli / lo trovi anche da feltrinelli /
amare è facile per chi ha il conto in banca / e non deve trattare con il padrone /
Ma noi diciamo morte al padrone / guerra di classe / Rivoluzione.

Qualcosa non va. E lo si può vedere qui, lo si può vedere li, lo si puo vedere laggiù. Cos'è che non va? La risposta è molto semplice. La puoi trovare negli occhi di un vecchio malato, di un bambino che piange, in un operaio, in un minatore, in una madre, magari nel tuo stesso vicino. C'è tanta ingiustizia nel mondo. E' facile coprirsi gli occhi e vivere. O ancora peggio è facile aprire gli occhi e fare finta di niente. Accendiamo il televisore. Possiamo vedere povertà, guerre, calamità e distruzione. Pane quotidiano. Eppure a noi non ci tocca, quindi va bene no? Se non avvertiamo il dolore attorno a noi, se non vediamo terremoti, se non vediamo guerre, se non vediamo la PAURA, la RASSEGNAZIONE allora tutto va bene. Ma guardate il nostro pianeta, del suo bel colore blu, bello non credete? E noi lo abitiamo. Siamo abitanti della Terra. Lo siamo tutti no? Abbiamo una casa, un lavoro, un famiglia, magari anche dei bambini. Tuttavia apro il giornale. Mi parla di popoli che sembrano tanto lontani, eppure come me lui abita il nostro bel pianeta. Ma una casa, un lavoro o solo da mangiare o da bere, Lui non c'è l'ha. Perchè? Il suo sangue e' rosso come il mio. Il suo sorriso e' come mio. Il suo cuore è come il mio. Le sue lacrime sono come le mie. Ma la sua vita non è come la mia. E io mi chiedo perchè? Perchè?
Io Mangio. Io Bevo. Io Vivo.
Lui Non Mangia. Lui Non Beve. Lui Non Vive.
Qualcuno abbia il coraggio di dire che è giustificata tutta questa ingiustizia, di dire che è meglio fregarsene, di dire che tanto non tocca a noi. O qualcuno abbia il coraggio di dire che dato ciò siamo fortunati e quindi godiamo di questo.
Ma è così folle voler cambiare le cose? E' così sciocco volere quell'uguaglianza sociale che ci dovrebbe essere in questo mondo?
Quando il dolore è vicino e lo avvertiamo, sappiamo agire, vogliamo curare. Ma rendiamoci conto che il dolore di un bambino, di una madre, di un anziamo, di un adulto è presente ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Ma vogliamo tutto ciò? Mentre noi dormiamo, sogniamo, desideriamo. C'è chi non dorme, non sa cosa siano i sogni e non può che desiderare di vedere il sole del giorno seguente.
Mentre dall'alto i potenti se ne stanno sulle loro nuvole, a guardare le persone come se non contassero nulla e si sfidano tra di loro seduti davanti a un gioco da tavola. Vogliamo continuare a fare le pedine? O vogliamo cambiare, vogliamo quella giustizia e quei diritti che dovrebbero godere tutti gli uomini?
Voglio un mondo dove tutti abbiamo le stesse possibilità, magari senza i soldi. Un mondo dove non c'è nessun potente. Un mondo dove non c'è nessun povero. Un mondo senza armi, senza sottomissione. Un mondo senza ingiustizie.
Un mondo dove guardare in alto e poter dire con certezza che viviamo tutti sotto lo stesso cielo.
Fosse facile come nello scriverlo..

Passi

martedì, maggio 04, 2010 - Pubblicato da Dan Angelo alle 23:40

Camminava.

Dalla penombra dei palazzi di quella piccola via immersa nell’immenso abbraccio del labirinto della città, si intravedeva la figura di un vagante ragazzo moro illuminato dalla luce di un lampione che colpiva i passanti nascosti dall’oscurità della notte. Il suo passo era stentato, sembrava avere le scarpe troppo pesanti di un fardello invisibile agli occhi. Mp3 in tasca e cuffiette all’orecchie, teneva la schiena inarcata a causa dello sguardo basso che sembrava fissare ogni centimetro di strada che percorreva. Pioveva. Era una pioggia fine e leggera quella che lo accompagnava, le stesse timide gocce cadute dall’alto del cielo si potevano osservare nella loro violenta discesa, anch’esse illuminate da quella luce artificiale. Viaggiando senza biglietto e senza destinazione, il lettore musicale faceva andare l’ennesima canzone che sembrava far da sottofondo alla storia della sua vita. In realtà osservava i suoi stessi passi. Erano muti di sordo silenzio.

E anche quel giorno pioveva. La luna cercava a stento una finestra tra le nuvole. E anche quel giorno si potevano osservare dei passi. Erano armoniosi e il loro posarsi sulla terra suonava come una zuccherata sinfonia. Quel caldo suono sembrava quella di una dolce camminata di due gambe felici, ma in realtà erano quelle di quattro. Si. Due corpi si muovevano cosi in sintonia che il loro andare sembrava quella di una sola persona. Musica.

-Assurdo- disse sottovoce il ragazzo.

La sua ombra era proiettata al suolo e si fermò un istante a osservarla tra le scure pozzanghere che la facevano da sfondo. Solo lei seguiva ritmicamente i suoi passi. Cambiò canzone.

Camminava.

Bolle di sapone

lunedì, maggio 03, 2010 - Pubblicato da Dan Angelo alle 00:42


Sorrisi così spontanei
che fan paura doverli ammettere.
Visione opaca e appannata
di un chiaro imprevisto
in uno strano tracciato.

Imprevisto d'azzurro.

Tra polvere che si accumula negli angoli
Stupore di un vento nuovo
che mette dubbio e incertezza.

Profondità di parole che riflettono il cielo
il pensiero sussurra
tremolanti immagini
rubati a abbracci così cercati.

Sensibilità tornate
di valigie chiuse nei corridoi
e di vuoti svegliati da luce di candele
con lo sguardo distratto da una bolla di sapone.

Pallidi Collage

domenica, maggio 02, 2010 - Pubblicato da Dan Angelo alle 21:39
Oggi è un giorno pallido.
Non ho fatto niente.
Le idee sbiadiscono.

Ho sbagliato per sbagliare non perché lo dite voi. E non mi pento proprio, sono in riserva ormai. Io ci credo in quel che voglio e forse voglio farmi male Ma non mi riconosco in quello che conviene. Mi piace scivolarvi fuori da ogni calcolo Per riportarmi in riga servirà un miracolo

Sento il bisogno di qualcosa di forte un'emozione che sbatte le porte ma io lo so dove devo cercare seguo il rumore, non mi posso sbagliare Rumore viene dalla televisione ventisei pollici d'informazione eco del mondo che rimpalla sul muro trapassa i nervi, rimbalza canguro. Rumore, Rumore, Rumore mi vibra forte nella testa dolore

Mi serve troppo perdermi per starmene con me Che il tempo porti polvere che il vento piano spazzi Ricordami di ridere un altro dei miei debiti Ma quanto devi correre per stare a tempo dietro a me Io vivo in un satellite che gira assai lontano ma addosso ho troppa ruggine per ritornare in fretta a terra qui da te
Sparami...
mira al centro
fallo a tradimento
che il mio cuore è di cemento e un colpo solo non lo sento.

Solo vita che viene, solo vita che va Rivoltando le genti e le città Con il culo in Europa e il cuore in Africa. Scoperchiamo il futuro che verrà